Recensione "AMERICAN SNIPER"

giovedì, novembre 24, 2016

Ciao a tutti!

in questa giornata tipicamente autunnale ho deciso di inserire la recensione di un libro che mi ha colpito moltissimo; nonostante avessi visto sia il film al cinema che in tv non molto tempo fa, ho deciso comunque di leggerlo.



"La mia storia in Iraq è stata qualcosa di più di un semplice uccidere la gente o lottare per il mio paese. E' una storia sull'essere uomini. E anche sull'amore e sull'odio."
TITOLO: American Sniper
AUTRICE: Chris Kyle, Jim Defelice, Scott Mcewen
CASA EDITRICE: Mondadori
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2012
PREZZO: € 15,30
GENERE: Autobiografico
TRAMA: Tra il 1999 e il 2009 Chris Kyle, membro dei Navy SEAL degli Stati Uniti, ha fatto registrare il più alto numero di uccisioni a opera di uno sniper di tutta la storia militare americana. I suoi compagni d'armi, che ha protetto con precisione letale dall'alto dei tetti e da altre postazioni invisibili durante la guerra in Iraq, lo chiamavano "la leggenda". Per i nemici, invece, era semplicemente "al-Shaitan Ramadi" = il diavolo di Ramadi, sul cui capo avevano posto una consistente taglia. 
Texano di nascita, Chris impara a sparare da ragazzo, andando a caccia con il padre. Dopo aver fatto il cowboy e aver partecipato a diversi rodei, decide di arruolarsi nel SEAL e viene subito catapultato in prima linea nella "guerra al terrore" intrapresa dall'amministrazione Bush dopo l'11 settembre 2001. Qui scopre la sua passione per il fucile e dimostra un temerario altruismo nell'esporsi al pericolo quando c'è da tirar fuori qualcuno dai guai.
American Sniper è l'autobiografia di un guerriero che rimpiange di non aver ucciso più nemici, ma, al tempo stesso, non nasconde la drammaticità dell'esperienza bellica, il dolore inflitto e patito, l'opacità degli interessi politici ed economici in gioco.
il racconto delle sue imprese si intreccia alle pagine dedicate alle vicende più strettamente private: il fidanzamento, il matrimonio, la paternità e i pesanti tributi che la sua attività impone alle persone che lo amano e gli vivono accanto. Sino alla sofferta decisione di congedarsi, per diventare "un bravo papà e un buon marito", e per aiutare, in aperta polemica l'ipocrisia e l'ingratitudine della società statunitense nei confronti di chi ha combattuto in suo nome, i reduci in difficoltà e abbandonati a se stessi.
Sopravvissuto a battaglie, imboscate e trappole di ogni genere, Chris Kyle troverà prematuramente la morte proprio per mano di un giovane veterano afflitto da disturbo da stress post-traumatico un anno dopo l'uscita dell'edizione originale di questo libro: avvincente e indimenticabile, il magistrale racconto di Kyle è diventato una sorta di testamento postumo, destinato a restare come uno dei più grandi memoir bellici dei nostri tempi.
RECENSIONE
Ho sempre ammirato il patriottismo americano, la loro lealtà verso la bandiera americana, il senso di appartenenza al loro Paese; e sono proprio questi i sentimenti che Chris Kyle trasmette nel suo libro, raccontando la sua esperienza nelle varie missioni in Medio Oriente.
"Era mio dovere sparare al nemico, e non me ne pento. I miei rimpianti sono per le persone che non ho potuto salvare: Marines, soldati, amici. Io non sono ingenuo, e non faccio della guerra un ideale. I peggiori momenti della mia vita li ho vissuti da SEAL, ma so di poter presentarmi davanti a Dio con la coscienza pulita, di chi sa di aver fatto il suo lavoro."
Quello che mi ha colpito è che Chris non ha nascosto nulla, è riuscito a trascinarmi con lui in prima linea, mi sono immaginata accanto a lui sopra i tetti a sorvegliare i suoi compagni che operavano a terra, ho sofferto con lui durante il duro allenamento per diventare SEAL o quando ha perso i suoi "fratelli" in battaglia.
Ho avuto anche modo di sognare quell'amore forte e passionale per Taya e gioire per la nascita dei loro bambini.

"Sono un bravo padre e marito, migliore di quanto sia stato un assassino."
Utili per capire meglio la vita da soldato e le sue ripercussioni sulla vita delle persone che gli stanno accanto, sono stati i brevi inframmezzi in cui Taya, sua moglie, spiega le sue sensazioni, opinioni, ma anche le sue paure e i suoi desideri.

Per leggere questo libro non c'è bisogno di essere appassionati di storie di guerra, perchè questa è una testimonianza reale di eventi che purtroppo fanno parte dei giorni nostri, anche se sembrano lontani, riempiono i nostri telegiornali e ci toccano da vicino.
Grazie a Chris Kyle abbiamo la possibilità di riflettere e capire questi eventi.

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A presto con un altra recensione! 

VOTO: 💙💙💙💙💙/5

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